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Un equilibrio di poteri
Come ormai avrete capito leggendo i post scritti fino ad oggi, non solo il taglio del blog è molto "personale", ma è anche rivolto soprattutto a chi ha delle buone idee, ma, magari, è ancora troppo giovane per aver maturato delle esperienze sufficienti nel cercare di realizzarle o a chi non è così giovane, ma non ha ancora provato a realizzare le idee che ha "nel cassetto" da anni e dalle quali vorrebbe finalmente ricavare qualcosa oltre alla soddisfazione di vederle realizzate, naturalmente.
Così, non starò a spiegare alle "vecchie volpi" (quelle che sanno già "come si fa", e che, anzi, lo hanno "già fatto" più volte) "come si cattura l'agnello", ma voglio cercare di spiegare, anche da un punto di vista psicologico, qual'è il rapporto che si instaura tra il "creativo" ed il potenziale finanziatore.
Ebbene, se c'è un cosa che ho capito sia le volte nelle quali sono riuscito a vendere qualcosa sia le volte che non ci sono riuscito, è che, più importante dell'idea e dei soldi, è l'equilibrio di poteri tra "chi vende" e "chi compra".
Certo, avere un idea valida o, meglio ancora, molte idee valide e la creatività necessaria per svilupparne sempre di nuove, conta, ma purtroppo, specie all'inizio e specie per chi non ha abbastanza mezzi economici, conta molto di più avere (o NON avere) un "peso" nella trattativa con l'azienda che dovrebbe acquistare l'idea.
Nella mia esperienza (sia diretta che acquisita seguendo storie altrui) mi sono reso conto che, per veder aprire le porte di un azienda, specie le grandi, oltre a dimostrare competenza e creatività, occorre essere "molto deboli" o "molto forti", mentre le situazioni personali "intermedie" (che spiego tra un pò) sono le più difficili ad imporsi.
Per capire questo, occorre considerare che, un azienda, deve poter ritenere un nuovo collaboratore o una persona dalla quale acquista delle nuove idee, come un VANTAGGIO e non come una MINACCIA, ovvero, in questo secondo caso, qualcuno che, dopo aver lavorato per qualche mese in azienda o dopo aver venduto bene un paio di idee, se ne va da un concorrente, o, peggio, fonda una sua azienda nello stesso settore e gli "mangia" fatturato e clienti.
Ciò è sempre accaduto, ma è ancor più facile oggi, grazie al mercato attuale molto più ampio (e globalizzato) ed anche grazie all'esistenza di molte fonti di finanziamento (come, ad esempio, proprio i Venture Capital, sebbene non così semplici da ottenere) e soprattutto grazie ai minori costi ed alle opportunità del web.
Faccio solo qualche esempio (che, di certo, conoscete già) giusto per spiegare in che modo internet ha cambiato i rapporti di forza, e quindi l'equilibrio di poteri tra "venditore" ed "acquirente".
Prima di internet, occorreva SEMPRE spendere dei soldi (e spesso molti) per avere le informazioni necessarie allo sviluppo dei propri progetti (mentre, oggi, le informazioni sono gratis ed abbondanti) e spenderne ancor di più (e spostarsi personalmente) per visitare mostre specializzate o incontrare potenziali acquirenti del proprio lavoro, se volevi scrivere degli articoli, dovevi essere un giornalista (con tutto ciò che comporta diventarlo) e per vedere pubblicato un tuo libro, dovevi girare decine di Case Editrici, sperando che una accettasse di pubblicarlo, per non parlare dei prodotti materiali, ancor più difficili da veder realizzati se non avevi i mezzi per farlo direttamente.
Oggi, invece, grazie ai servizi e software gratuiti disponibili sul web, si possono, ad esempio, produrre e vendere oggetti di consumo (se si ha la creatività necessaria per svilupparne di validi ed originali, ovviamente) ma anche libri, CD, ecc. praticamente SENZA capitali (grazie a servizi come CafePress) o aprire un proprio "giornale" (blog o sito web che sia) senza soldi e senza essere giornalisti ed, in più, essere letti in tutto il mondo, per non parlare dell'opportunità che offre il web (sempre se si ha l'idea "giusta" ovviamente) di creare aziende e servizi per il web stesso, con capitali molto limitati e tempo a disposizione, vedendo, a volte, diventare un idea innovativa (inutile fare esempi notissimi come Twitter o Facebook) un successo mondiale.
continua
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